PostHeaderIcon 4 buoni motivi per fare un restauro digitale di un opera d’arte

Il restauro digitale di un immagine d’arte può servire a svariati scopi, tra i quali:

  • Studiare il tipo di metodologia scientifica da seguire prima di mettere mano al manufatto vero e proprio.
  • Permettere alla committenza di vedere, in fase di progettazione, come sarà il risultato finale su più tipologie di intervento di ritocco, in modo da facilitare l’approvazione di un preventivo o di una parte di esso.
  • Aiutare esperti e addetti ai lavori di studiare sia le questioni tecniche che quelle relative al supporto storico critico che un intervento di restauro serio e puntuale inevitabilmente può comportare.
  • Mostrare il lavoro finito ad eventuali sponsor e enti promotori per mettere in gioco azioni di promozione e commercializzazione dell’evento e sensibilizzazione del pubblico.

Il ritocco pittorico nella concezione attualmente in uso, è un operazione atta a restituire, mediante mezzi pittorici, la percezione di “ciò che era” la superficie decorata del manufatto, senza alterare mediante operazioni irreversibili la struttura delle cose: in altre parole, senza entrare nel merito di quello che è un argomento talmente vasto da meritare volumi dedicati, l’operazione di ritocco deve restituirci l’illusione di come apparivano le cose prima che il tempo e l’azione incauta dell’uomo le deteriorassero, ed essere al contempo completamente identificabile in modo da farci capire bene cosa è nuovo e cosa appartiene invece alla realtà storica dell’opera. La removibilità dell’intervento è poi un fatto indispensabile per rispettare gli attuali criteri in termini di Conservazione dei Beni Culturali.

Tutto questo si realizza in termini pratici con l’utilizzo di tecniche e materiali che, a seconda del criterio scelto, si adattano alle varie esigenze. Premesso che il ritocco si affronta previa esecuzione di tutte le operazioni di analisi, pulitura, consolidamento del caso, queste tecniche sono:

  • La velatura, cioè l’apposizione nelle parti di dipinto mancanti, di piccoli veli di colore simile ai bordi circostanti, tenute leggermente sottotono a seconda del grado di mimetismo che si vuole ottenere.
  • La tecnica del rigatino, che consiste nel riempire le lacune con sottili tratti verticali di uno o più colori, i quali come le velature, vanno a “ricucire” gli spazi vuoti donandoci una percezione di continuità ma rispettando la riconoscibilità in quanto perfettamente visibili ad un esame ravvicinato.
  • La tecnica della selezione cromatica, che attraverso la sintesi additiva dei colori primari, con l’ausilio di punti o linee verticali ravvicinati, ricrea il colore circostante in modo percettivo, più o meno come avviene con i procedimenti di stampa in quadricromia.

L’azione di ritocco, solitamente realizzata con la tecnica dell’acquerello, non serve solamente a ridarci una lettura estetica dell’opera, ma spesso e volentieri diventa uno prezioso strumento di ricerca che permette di far emergere, tratto dopo tratto, l’immagine che pareva perduta per sempre, permettendo così una attribuzione dell’opera, una sua datazione, ecc.

Fatte queste necessarie premesse, non ci resta che affrontare l’argomento del ritocco pittorico nel  prossimo tutorial “Come restaurare un opera d’arte con Photoshop”

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